Storia di Gaeta: santuario della Santissima Annunziata – Foto Alfredo Reale


Il santuario della Santissima Annunziata è uno dei più importanti luoghi di culto cattolici di Gaeta, situato nel centro storico della città, tra via dell’Annunziata e il lungomare Caboto.Nel XVI secolo la grande chiesa-corsia dell’Annunziata fu arricchita del grande polittico di Andrea Sabatini, donato dal ricco gaetano Giuliano Colojna. Altre opere significative che decorarono la chiesa in questo periodo furono le tele della Cappella d’Oro, posta di fianco all’abside della chiesa. Nel 1621 iniziò il restauro in stile barocco della chiesa, che si protrasse fino al 1677. Il progetto fu affidato all’architetto-marmoraro napoletano Andrea Lazzari, cui sarebbero succeduti suo figlio Jacopo e suo nipote Dionisio. Andrea realizzò la facciata della chiesa, suo figlio la cappella del Santissimo Sacramento e suo nipote l’assetto interno della chiesa. Nel 1686 l’organaro Giuseppe de Martino realizza l’organo della cantoria sinistra. L’altro, siccome lo stabilimento non aveva abbastanza soldi, fu acquistato dalla cattedrale. Sempre nel Seicento sono eseguiti gli stalli lignei deloro da Colangelo Vinaccia da Massa e i due altari laterali della chiesa. Da quel momento la chiesa abbandonò definitivamente il suo secondo ruolo di corsia e divenne soltanto un tempio dedicato alla Madonna.

Nel secolo scorso, a causa delle due grandi guerre, la chiesa non ebbe vita facile. Nonostante ciò tutti i capolavori della chiesa si erano salvati, compreso l’organo che nel 1927 era stato nascosto nel coro delle Orfanelle, sopra il polittico fondale della chiesa, per cui, non più visibile, si è salvato dai trafugatori di piombo. Il prezioso strumento solo nel 1980 tornerà nella chiesa ma non sopra la cantoria sinistra, come fu in origine, ma sotto ad essa, dove è rimasto fino al dicembre 2009 quando è stato ripristinato e ricollocato nella posizione originaria.

Nel 2009, la chiesa è stata elevata a santuario e gemellata con quello di Lourdes       

Fonte testo: [WIKIPEDIA]

Foto: Alfredo Reale

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